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Lettera Aperta

category italia | antifascismo | comunicati author giovedì 08 maggio, 2008 18:10author scritto da Comitato Madri per Roma Città Aperta

Ancora una volta, a Verona, nel nostro paese, una vita è perduta per
l’aggressione da parte di giovani che hanno come idea guida il razzismo,
l’intolleranza del diverso.


L’uso della violenza fisica e verbale è
segno di una scomparsa della capacità critica che spinge il violento a
proclamarsi giudice e boia del suo avversario dichiarato o anche di
qualsiasi categoria egli senta come nemica.
Il razzismo,come caccia al diverso, allo straniero, al povero, al deviante,
a chi non accetta di appartenere al gruppo;
la cultura sessista, omofoba, intollerante, escludente che nasconde la
paura e l’incapacità di misurarsi con altre culture, di mettersi in
discussione;
la mitizzazione e l’uso della forza, delle armi, dei coltelli che vengono
sfoderati e mostrati in ogni occasione;
la diffusione di numerose bande di adolescenti che incombono sui quartieri
di periferia portano un unico segno, quello dell’ideologia della
sopraffazione, dell’odio per le minoranze e le diversità. Sono figli di
una mistica razzista che si richiama ai principi fondanti dell’ideologia
fascista e nazista.
Nelle stanze di chi ha ucciso Nicola Tomassoli a Verona sono stati trovati
i simboli del fascismo e del nazismo. Sulle braccia di chi ha ucciso Renato
Biagetti a Roma erano tatuati i simboli della estrema destra.
Non vedere le dimensioni di questi fenomeni, anzi continuare a darne
interpretazioni riduttive significa non capire che non stiamo parlando di
‘gruppetti’ e meno che mai di nostalgici ma di una parte di giovani
italiani che guarda al passato non solo come insieme di simboli ma come
prova che si può passare all’azione contro un mondo che non funziona e
non può funzionare proprio perché è democratico e tollerante.
Eppure questa violenza non si cancella con le rivisitazioni della nostra
storia ma piuttosto nel cercare di conoscere e capire come e perchè si
senta "escluso" e "potente" chi vive come una gara e una sfida costante la
vita della polis, qualunque sia la sua situazione geografica e anagrafica.

Le istituzioni, i massmedia, gli uomini di cultura sono chiamati a
rispondere rispettivamente della loro inerzia e dei tanti opportunismi che,
anche in queste ore, permettono di dare dignità di analisi socio-politica
a quelle che sono solo pericolose farneticazioni.
Se solo al primo assalto, alla prima aggressione, al primo saluto romano,
fossero state applicate tempestivamente le leggi che in Italia mettono al
bando il fascismo e il razzismo.
Se solo la parola sicurezza fosse interpretata come battaglia per una
cultura della tolleranza e del rispetto delle diversità.
Se solo la parola antifascismo, invece di essere messa ad equa distanza
dalla parola fascismo, fosse interpretata come l’azione continua dei
cittadini democratici contro ogni forma di razzismo e intolleranza.
Se solo continuassimo a considerarlo un valore fondante, Nicola e Renato
sarebbero ancora qui con noi.
E’ necessario interrogarci su cosa è oggi o che cosa può essere oggi
l'antifascismo.
Noi ne siamo convinte: l’antifascismo oggi significa diritti,
uguaglianza, partecipazione, pace.

Comitato Madri per Roma Città Aperta

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